L a terapia dell’OSAS richiede un approccio multidisciplinare in cui il livello e complessità degli interventi dipendono dalla gravità della sindrome. Per molti pazienti la terapia medica e comportamentale assume un ruolo fondamentale e d’altronde la diffusione di norme comportamentali costituisce anche un’efficace prevenzione nei confronti di questa patologia; se poi si considerano le frequenti [...]

03
aprile
2013

L a terapia dell’OSAS richiede un approccio multidisciplinare in cui il livello e complessità degli interventi dipendono dalla gravità della sindrome.

Per molti pazienti la terapia medica e comportamentale assume un ruolo fondamentale e d’altronde la diffusione di norme comportamentali costituisce anche un’efficace prevenzione nei confronti di questa patologia; se poi si considerano le frequenti ed invalidanti conseguenze dell’OSAS (aumentata morbilità e mortalità per malattie cardiovascolari ed incidenti stradali), una strategia preventiva costituisce anche un grosso capitolo nell’ambito della economia sanitaria di un Paese

. Il sovrappeso e la franca obesità sono certamente il fattore eziologico principale nello sviluppo dell’OSAS; la terapia dell’obesità ed il successivo mantenimento del normopeso corporeo, con singole modalità che andranno valutate per ogni singolo paziente(dietoterapia, terapia farmacologica, chirurgia gastrica), costituiscono strategie preventive e terapeutiche fondamentali. Vi sono peraltro altri comportamenti alimentari che possono favorire lo sviluppo e/o l’aggravamento dell’OSAS come l’abitudine ad assumere cibo in un singolo pasto, per forza di cose abbondante(spesso alla sera) o di consumare la cena poco prima di coricarsi; l’alcool e farmaci come le benzodiazepine(ansiolitici) determinano un peggioramento della sindrome per il loro ben noto effetto miorilassante. Da non sottovalutare il fumo di sigaretta per l’effetto irritativo cronico sulla mucosa faringea.

Una correzione di queste abitudini comportamentali costituisce già una terapia efficace sia nel breve che nel lungo termine.

La terapia protesico-ortodontica, con dispositivi orali mobili di avanzamento mandibolare che il paziente indossa durante la notte(tipo bite) e che consentono il riposizionamento anteriore della mandibola, dell’osso ioide e della lingua è un’altra efficace arma utilizzabile nei confronti di questa sindrome: in pratica si crea uno spazio maggiore tra base lingua e faringe prevenendo l’ostruzione al flusso aereo respiratorio. Nel russamento semplice e nella OSAS lieve e moderata possono offrire risultati molto soddisfacenti con percentuali di successo ragguardevoli qualora ve ne sia la corretta indicazione.

Il trattamento protesico-ventilatorio(CPAP) si basa sulla applicazione notturna di una pressione positiva continua nelle prime vie aeree a prevenire il collasso delle pareti faringee, e ancora attualmente costituisce lo standard di riferimento nella terapia della roncopatia cronica per la efficacia della sua azione su tutti gli aspetti di questa patologia.

Al vantaggio della sua efficacia accomuna lo svantaggio delle protesi ovvero la necessità di un suo uso costante. Nell’ambito del trattamento multidisciplinare della roncopatia riveste da solo un ruolo fondamentale nell’OSAS moderata o grave, quando non vi sia spazio per terapie diverse, ma può essere eventualmente propedeutico alla fase chirurgica per permettere ai tessuti molli di perdere la quota di edema accumulato in anni di microtraumatismi notturni consentendo al chirurgo di lavorare su un campo ottimale, nonché per stabilizzare le condizioni cliniche del paziente ed eventualmente per prendere tempo nella progressiva riduzione del peso corporeo nell’attesa di un intervento chirurgico futuro.

La terapia chirurgica ha lo scopo di migliorare in via definitiva la pervietà delle prime vie aerodigestive e di evitare il collasso delle pareti faringee. La chirurgia nasale è solo complementare a questo intento chirurgico, allo scopo di ridurre comunque le resistenze nasali, ma da sola non consente la risoluzione del quadro patologico. La roncochirurgia prevede infatti interventi a diversi livelli con azione sulle diverse strutture anotomiche implicate nella patogenesi della OSAS: naso, ugola e velo palatino, base lingua, faringe, osso ioide, mandibola. Spesso eseguiti in unico tempo chirurgico, tali interventi devono essere affidati a personale con esperienza provata sul campo operatorio e che sappia gestire risorse strumentali di avanguardia come ad esempio la chirurgia robotica nel caso della base lingua.

Concludendo: guarire di OSAS si può, l’importante è non banalizzare sintomi importanti come il russamento abituale e non attendere nel rivolgersi al proprio medico curante quando i familiari o la comparsa di sintomi tipici fanno suonare il campanello di allarme.